Il 26 aprile 1901, fu stilato un "promemoria" da cui veniamo a sapere come nacque l'impegno di un gruppo di cantori di prestare l'opera loro durante le sacre funzioni, probabilmente per iniziativa del parroco don Giovanni Marchesan, da poco giunto a Joannis, attento e sensibile alla parte musicale della liturgia. In esso leggiamo: 

      
1.La cantorìa di chiesa a Joannis è composta da dieci membri effettivi sottoscrìtti.

      
2.Essi si obbligano di frequentare regolarmente le prove di canto; così pure di prestare il loro aiuto in chiesa non solo nelle funzioni delle feste principali, ma anche in quelle feste secondarie e settimanali.
      

3. Persuasi che l'ufficio di cantare in chiesa è un impegno onorevole, i cantori firmati si dichiarano disposti di soddisfarvi nel miglior modo possibile; cioè di prepararsi bene ai canti da eseguirsi; di studiare bene il nuovo e ripetere il vecchio. 
        

4. Il loro portamento in chiesa, prima, durante e dopo delle SS. funzioni sarà tale, quale si conviene a persone che cantando sudano lodare il Signore, contribuire al decoro delle SS. funzioni ed edificare il popolo che li sente.
         

5. A titolo non già di corrispondente ricompensa, ma di una semplice riconoscenza per le loro prestazioni, essi ricevono annualmente dalla chiesa l'importo di corone 37,80; di più una candela benedetta ai 2 di febbraio; hanno poi diritto di intervenire a quelle messe da vivo o da morto che vengono pagate separatamente.

       
Un tanto fu da essi ben inteso e approvalo; in segno di che si sono sottofirmati di propria mano.
Cesare Deluisa

Paolo Blanch

Tonutti GianBatta

Bulzich Antonio 

Giuseppe Bais 
Pinchiarul Antonio 
Bais Luigi
Tonutti Giacomo
Don Giovanni Marchesan parroco 

li 26 aprile 1901

       

I firmatari sono otto e non sappiamo perché ne manchino due, in contrasto con il punto 1 del documento. L'organista era Giacomo Vrech che il 31 dicembre 1914 dichiara di aver ricevuto 100 corone dall'Amministrazione della Veneranda Chiesa Parrocchiale di Joannis per aver suonato l'organo nelle funzioni domenicali. Da quel tempo il coro parrocchiale è sempre rimasto vivo, non senza temporanee difficoltà, con realizzazioni felici o meno, ma la cantoria ha sempre ospitato numerosi cantori e prova ne sono anche le numerose firme apposte sul retro dell'organo.

A proposito dell'organo, riportiamo qui di seguito quanto apparso ne "L'arte degli organi nel Friuli-Venezia Giulia" a cura dell'Arcidiocesi di Gorizìa.

        
Organo ottocentesco a una tastiera qui montato nel 1901, restaurato da Giorgio Bencz e Figli nel 1942. Collocato in cantoria sopra la porta maggiore e chiuso in cassa, ha prospetto piramidale di quattropiedi con due ali ascendenti ai lati di 25 canne con peduzzo basso, tastiera con prima ottava "semituonata" di 54 tasti [Do(l) - Fa(5)] addossata al corpo dell'organo, pedaliera cromatica orizzontale di 24 peda­li ÌDo(l) - Si(2)] costantemente unita alla tastiera e senza registri propri, trasmissione meccanica, registri a tirante tipo harmonium disposti verticalmente a destra dell'organista (non originali), manticeria azionata meccanicamente. A destra della tastiera l'epigrafe dattiloscritta «Restaurato dalla Ditta Giorgio Bencz e Figli, Gorizia». 

Principale 8' 

Ottava 

Viola 8'

Flauto in ottava 

Flauto in quinta

Harmonium 8' (registro ad ancia)

il registro Harmonium è precedente al restauro del Bencz. Del Bencz sono i tiranti e l'ampliamento della tastiera e della pedaliera (aggiunta dei primi quattro diesis Do.Re, Fa, Sol). La fisionomia originale dello strumento fu rispettata. In buona conservazione ed efficiente, ebbe l'ultima ripassatura nel novembre 1969 da parte dell'organare Walicek.
Quest’organo di piccole dimensioni era proprietà personale del parroco di Joannis, don Giovanni Marchesan, che lo conservava in canonica e fu collocato in chiesa nel 1901 in attesa dell’ acquisto di un organo più rispondente al vano della chiesa.
Acquistato dì seconda mano l'organo della parrocchiale di Tapogliano nel 1915, questi andò disperso durante l'occupazione dell'esercito italiano prima ancora di essere montalo. I soldati portarono via le canne a una a una. Così il vecchio è ancora in loco. (Queste notizie sono state fornite da don Armido Macchiutti)

Il registro Harmonium: così chiamato per la sua analogia all’armonium, è un'ancia libera (senza canne) chiusa in una cassa espressiva ed è una derivazione del registro dal nome insolito "fisarmonica" di cui fu appassionato diffusore l'organaro vicentino Gio. Ratta De Lorenzi
Secondo una comunicazione di Giuseppe Radole anche l'organaro goriziano Sigismondo Pelizon, nato a Gorizia e vissuto a Trieste dove morì nel 1913, usava applicare il regista Harmonium cosa che fece nell'organo dì S. Giovanni ti Trieste. 

Nel 1998 l'organo fu restaurato dalla ditta Gustavo Zanin di Codroipo che ripristinò lo strumento tenendo conto di come era stato costruito dal suo antenato Pietro Zanin. La zone dei lavori eseguiti dalla ditta è la seguente come risulta dalla nota rilasciata dall'organaro: 

        

"Lo strumento è stato smontato completamente, ad esclusione della cassa armonica. I materiali sono stati trasportati nel laboratorio di Codroipo ove inizialmente si è effettuato trattamento antitarlo alle parti lignee. 
Il somiere maestro è stato completamente aperto, riscontrando i tipologia costruttiva è del tipo a telaio, con tavole di fondamento in noce dello spessore di circa 10 mm., come usualmente praticato dalla famìglia organaria Zanin. Purtroppo abbiamo riscontrato che la suddetta tavola si era spaccata in più punti, rendendo necessaria la sua reincollatura.
Si nota inoltre che al somiere originale, in epoca comunque antica, venne aggiunto sul fondo dello stesso una coperta con relativa stecca per il registro Flauto in 5" che prende aria da fori praticati sulla cintura stessa del somiere; tale modifica potrebbe essere stata effettuata dallo stesso costruttore Pietro Zanin. Effettuata la completa reimpellatura del somiere, sì sono rimontate le altre varie parti quali: stecche, false stecche e coperte, 11 mantice a lanterna presentava numerose perdite d'aria ed è stato dunque accuratamente riparato, L’ elettroventilatore, che prima si trovava sistemato all'interno della cassa armonica in una posizione tale da rendere poco accessibili alcune parti trasmissive della meccanica della tastiera, si è provveduto a sistemarlo all'esterno della cassa armonica, entro cassa anecoica."

        
Il maestro e organista che per più di cinquantanni, fino al 1991, istruì e diresse il coro fu il cav. Luigi Deluisa. Ma la tradizione del cantare in chiesa a gloria di Dio è ben più antica a Joannis. Infatti il 18 maggio 1749, in occasione della sua benedizione solennemente cantala la prima S. Messa nell'attuale chiesa, come abbiamo già riportato precedentemente, ed il 14 marzo 1762, in occasione del trasporto del SS. Sacramento dalla Centa nella nuova chiesa, ci fu messa cantata e fu eseguito il "Te Deum" dì ringraziamento. 

Fra le carte riguardanti l'amministrazione della chiesa di Santa Agnese di Joannis che si trovano nell'archivio parrocchiale di Visco, troviamo la seguente ricevuta: 

      

"Joanniz, 26.12.1796. Confesso io sottoscritto anche a nome di tutti li cantori di aver ricevuto da Francesco Deluisa cameraro vino conzì due, secchie quattro [più di due ettolitri] a titolo d'onorario per l’assistenza prestata alle officiature della veneranda chiesa di Santa Agnese. Così attesto di avere receputo dal suddetto per titolo di stipendio lire 22 e mezza per l’assistenza come sopra. In fede io Giacomo Corti cantore. Nello stesso fascicolo troviamo pure una convenzione del 25 maggio 1836 fra il parroco di Visco e Joannis Francesco Grioni ed i sei cantori sotto nominati, e cioè; Paolo Blanch, Tommaso Scarabelli, Giambattista Vrech, Giuseppe Mortean, Luigi De Luisa, Ulderico Di Piazza, che si accordarono per una retribuzione annua di 18 fiorini."
    
Attraverso questa continua, meritoria attività musicale, che oggi vede impegnato, Michele Cescutti all’organo, alle prove e alla direzione, si è riusciti a mantenere ancora vive antiche partiture, che altrimenti sarebbero perdute, come, ad esempio, gli “Improperi” del Venerdì Santo, il “Missus” della Novena di Natale e i “Vespri”, per non citarne che alcune.