Nel sito "La Centa" a Joannis ritrovati resti umani del IX secolo  

L'antico sito de "La Centa", nella frazione di Joannis, ha riservato una bella sorpresa. Si

pensava che il luogo fosse datato XIV, XV secolo, cioč alto medio evo, invece, in seguito ai nuovi ritrovamenti di questi ultimi giorni, sarą necessaria una nuova verifica sul periodo

storico di questa struttura posizionata fuori dal borgo e che č da considerare una delle

costruzioni difensive medievali pił interessanti della Bassa Friulana.Attualmente dei privati stanno ristrutturando il vecchio edificio e, sorpresa delle sorprese, ecco ritrovati una dozzina di scheletri, tra donne e bambini, con la testa orientata verso il sorgere del sole.I resti umani indossano monili e gioielli risalenti al IX secolo, cioč al periodo longobardo: perciņ vi č stupore e interesse da parte degli studiosi; la presenza di questi nuovi reperti richiede necessariamente una nuova valutazione storica del territorio: č anche per questo che i lavori di ristrutturazione sono stati interrotti e verrą fatto uno studio per valutarne la portata storica, il che porterą ad ampliare gli scavi con la speranza di scoprire ancora qualcosa e cosģ di poter datare storicamente con precisione il sito de "La Centa".Questa č costruita con pietrame e mattoni, si sviluppa con pianta a forma vagamente trapezoidale elevandosi per circa due metri; all'interno del complesso, sopraelevato rispetto al piano di campagna, si trovano i resti dell'antico cimitero e della chiesa di Sant'Agnese; di quest'ultima, costruita sui resti di edifici pił antichi e dei quali sono visibili tracce sotto al pavimento, rimangono in piedi solamente alcune parti dell'abside, un tempo affrescato.A ridosso del muro di cinta troviamo la Canipa, edificio di origine quattrocentesca, e che si sviluppa su due piani: al piano terra c'č un porticato con cinque archi in mattoni dove un tempo si riunivano i capofamiglia (Vicinia), mentre al piano superiore, caratterizzato in facciata da aperture di piccole dimensioni di forma quadrata, venivano conservate le derrate alimentari che i coloni versavano alla chiesa.Sul fianco orientale si trova una porta leggermente arcuata che fino a qualche anno fa era collegata al piano terra attraverso una caratteristica scala in pietra. Una cornice con mattoni disposti a dente di sega fa da coronamento al tetto a due falde.

Leggermente staccata dal perimetro murario sorge la casa del curato con ballatoio in legno e scala esterni risalente ai secoli XV, XVI. Le murature, in parte a scarpa, sono costituite da sassi, pietrame e mattoni.A nord della Centa si trova la Cappelletta di Santa Lucia; in passato l'interno era invaso dall'acqua di risorgiva ed era consuetudine per i fedeli affacciarsi all'interno e bagnarsi gli occhi per ottenere benefici alla vista.Anche

l'amministrazione comunale sta decidendo per iniziative atte a valorizzare la scoperta. I

precedenti di altri comuni hanno dimostrato che un sito di interesse storico puņ

rppresentare un volano interessante per lo sviluppo turistico e per l'attivitą dei pubblici

esercizi.Livio Nonis

 

 

Le rogazioni

 

In molti di noi, almeno di una certa etą c’č il ricordo della processione tre giorni prima dell’Ascensione,  che si snodava, di buon mattino, fra i campi della parrocchia, e si camminava pregando  cantando e i bambini ovviamente scherzando.

Qualche volta in qualche parrocchia era prevista una sosta presso qualche contadino che era felice di dare la meranda  il caffč e magari un bicchiere di vino agli uomini.

Con tutti i chierichetti schierati  con croce e candelieri, poi di seguito gli uomini  e  quindi le donne. Chiudeva la processione il sacerdote parato a festa con il piviale e con il secchiello dell’acqua santa vicino e l’asperges, portata da un chierichetto, per poter  continuamente benedire terre e coltivazioni.

Queste  processioni di preghiera, dette “rogazioni” sono pressoché scomparse, almeno nella nostra Diocesi.

   Sempre gli uomini  hanno sentito l’urgenza di pregare per salvaguardare l’opera delle sue mani e i prodotti del suo lavoro e in genere per tutte le sue necessitą, in particolare per i prodotti della terra.

Tali preghiere ora tuttavia presupporebbero un adattamento.

Infatti č difficile celebrare preghiere per l'agricoltura in una civiltą tipicamente urbana.

Č perciņ necessario adattare tali celebrazioni alle contingenti situazioni locali.

Tanto pił che le stagioni non coincidono tra loro nelle diverse parti del mondo.

Per questo č lasciato alle singole Conferenze episcopali il compito di adeguare queste celebrazioni alle necessitą dei loro paesi.

   In Italia Quattro Tempera e Rogazioni sono state ripristinate adattandole a luoghi e circostanze.

   Purtroppo l'importanza delle Rogazioni e delle Quattro Tempora (sono festeggiamenti legati alle quattro stagioni) č sovente sottovalutata e  questi periodi sono spesso considerati alla stregua di certe consuetudini medievali senza pił impatto sul nostro tempo.

Ma proprio in questa nostra epoca in cui la liturgia č spesso accusata di estraniarsi  dalla vita, le Quattro Tempera possono dimostrare il contrario. Nei suoi sermoni, Leone Magno ci consente di scoprire la rilevanza di questi tempi particolari per tutta la Chiesa. In uno di essi, egli insiste sulle qualitą di

questo digiuno ufficiale della Chiesa, in grado di ricordare al cristiano il suo

dovere di purificarsi e di rendersi libero per il Signore. Il santo pontefice

considera prezioso questo periodo dell'anno liturgico durante il quale tutto il

popolo cristiano si dedica al digiuno e alla preghiera per meglio comprende-

re e realizzare la propria vocazione.

Era uso riconoscere una Litania Maggiore e una Litania Minore.

La Liturgia Maggiore con ogni probabilitą č una appropriazione, da parte cristiana, di una precedente processione pagana. Un fatto č certo: la Litania Maggiore venne ad interrompere il clima gioioso del tempo pasquale per invitare i fedeli a una processione penitenziale fissata al 25 aprile. Questa processione assunse, col passar del tempo, uno stile sempre pił solenne. Ed č probabile che abbia corrisposto alla volontą della Chiesa di Roma di cristianizzare una processione pagana.

Ci troviamo difatti davanti ad una supplica di popolo per ottenere il buon esito della semina.

Diverse processioni pagane, chiamate "ambarvales", esistevano appunto a tale scopo.

La pił importante era quella del 25 aprile.

Ne conosciamo il percorso grazie alla particolareggiata descrizione fattane da Ovidio (grande letterato latino).

Essa si snodava lungo la via Flaminia fino al Ponte Milvio dove, in un boschetto, venivano sacrificati gli intestini di un cane e di una pecora.

  Č difficile stabilire il momento in cui questa ambarvale fu sostituita dalla

Cosiddetta ”Litania Maggiore”. Anche se possediamo il testo in cui san Gregono Magno incita i fedeli a prendere parte alla processione, ci č impossibile precisare con esattezza la sua datazione che, comunque, va collocata tra gli anni 592-598.

   La processione era ricca di preghiere penitenziali e si concludeva con

l'eucaristia celebrata in S. Pietro.                                 

   Con la diffusione del Sacramentario (norme e preghiere da osservarsi per le varie liturgie) Gregoriano, essa passņ dapprima in  Gallia (Francia attuale grossomodo) quindi negli altri paesi latini.

La denominazione « Litania Maggiore » sarebbe da attribuire allo stesso san Gregorio che, nel testo appena  ricordato, usa l'espressione: litania quae maior appellatur.

   Sappiamo che questa processione rivestģ un certo splendore.

Pur dandone soltanto una fugace descrizione, l’ “Ordo XXI” lascia intuire il suo particolare fasto. Č perciņ possibile che, all'origine, questa processione penitenziale abbia sostituito dei Robigalia (presso i romani, feste in onore del dio Robigus –o della dea Robigo), temibile numen della ruggine del grano. Per proteggere  i raccolti il 25 aprile il flamine quirinale sacrificava, in un bosco sacro al quinto miglio della via Claudia (strada che partiva da Roma e finiva a  Forum Plaudii (od. Oriolo in Etruria), un cane a pelo rosso  e una pecora.                       

    Fuori dal suo immediato contesto, diffusa cioč in altri paesi, questa pro cessione perdette i suoi connotati originali, assumendo contenuti e modi non

privi di artificiositą.

Poi c’erano a differenza delle precedenti Litanie Maggiori le cosiddette “Litanie Minori” tipicamente romana e collegata alla topografia e ai costumi dell'Urbe. Litanie Minori, che venivano celebrate durante i tre giorni precedenti l'Ascensione- e che videro la luce m Francia,   precisamente a Vienne, nel Delfinato. Concepite anch'esse come Processioni penitenziali, vennero istituite dal vescovo san Mamerto nel 470, a seguito di un rovinoso terremoto e di congiunte diverse calamitą naturali. Lungo il loro percorso, le comunitą delle vicine borgate si aggregavano ad esse, accompagnandole con la preghiera e in spirito di pentimento.

Queste processioni, molto care al popolo, erano seguite da un buon numero di fedeli, anche se, abbastanza spesso, il loro carattere fu pił ispirato al folclore che alla pietą.

Di questo inconveniente abbiamo notizia dal  vescovo di Clermont-Ferrand, Sidonio Apollinare, contemporaneo di Mamerto, e a questo disordine deve probabilmente attribuirsi la loro progressiva scomparsa.

Da  Vienne, le Litanie Minori vennero per primo adottate dallo stesso   Sidonio nella sua diocesi. Sappiamo poi che nel 511 il Sinodo di Orléans     prescrisse questi tre giorni di processione in tutto l’impero franco.

Da quel momento l'uso si diffuse dovunque.

A Roma, tuttavia, esse furono introdotte  soltanto  all'inizio  del  IX  secolo,  sotto  il  pontificato  di  Leone  III (795-818).

Oggi queste cerimonie liturgiche non sono obbligatorie ed č lasciato alle singole zone cristiane  di studiare l’opportunitą e i modi della loro applicazione.

Sono liturgie che se ben comprese e vissute esprimono molto fortemente il nostro rapporto esistenziale quotidiano a Dio.

   La storia della Litania Maggiore e delle Litanie Minori č assai interessan-

te come si č visto per i problemi di adattamento che esse pongono, ma anche per lo studio dei punti di partenza di particolari celebrazioni verso altre regioni.

   Non č che l'influsso di Roma sia sempre stato preponderante, come ad esempio per certi Ordines o per il Pontificale Romano-Germanico, e che da Roma si siano originate diverse consuetudini introdottesi poi altrove. Ciņ non corrisponde all’accadimento dei fatti liturgici.

L'esempio delle Litanie Minori ne sono una prova lampante. Esse giungono

a Roma, come gią detto, piuttosto tardi e sono di origine franca. Analogamente, dal Pontificale Romano-Germanico deriverą il Pontificale Romano del XII secolo e, pił tardi, il Pontificale di Guglielmo Durand di Mende (fine XIII secolo) passerą a Roma dove le sue usanze costituiranno l'ossatura essenziale del Pontificale fino al Vaticano II.

   Occorre rilevare altresģ la duttilitą dei fedeli di quelle epoche a noi lontane, pronti ad accogliere, senza particolari esigenze, consuetudini fortemente legate a situazioni locali, quando tali usanze, con alcuni adattamenti, passavano nelle loro regioni.

 

Messe in furlan in memorie de Patrone "Santa Gnesa

Joannis, 21 gennaio 2006  

  

                        "La pās dal Signōr par simpri  cun vualtris" peraulis semplicis e tal stes timp sflandorosis che e ąn jemplāt il cūr di chei che a erin a Messe sabide ai 21 di Zenār stāt in Vuanis (Joannis) piēule comunitāt de Basse furlane.

Nuie altri che il messaē eterni di sperance che Diu al fas vź al omp in mil formis. Augūr e domande che si torne a dī in ogni celebrazion, ma sintīsilu a dī te lenghe di ogni dģ, la lenghe di famee, dal paīs, le a incolmade di significāt, i a dāt un valōr unic che no si pues dismenteā. 

            Podģn intindisi in tantis manieris, ma dome la marilenghe  a rive tal ēurviel passant pe orelis, ma ancje pal cūr. Chest e ą vivūt che tante int che ere a Messe pe memorie de Patrone "Santa Gnesa", Messe dite par Furlan.

            La prime celebrazion liturgjiche in lenghe furlane dal nestri paīs.

Gnese, une frutate romane, che  e ą patīt il martiri par restā in dut e par dut fedźl  a Nestri Signor, a jź la patrone di Vuanis di tancj agnorums in ca. Ogni an ai 21 di Zenār  a ven celebrade cun solenitāt une Messe cjantade, par onorą la memorie. La domenie dopo, la "fieste dal paīs", cun chioscs, marcjāt, sagre. Lis fiestis patronalis tai paisuēs a son un pōc ladis jł par tancj mutīfs, ma in Vuanis cheste fieste e ten dūr. A jź la dģ li che tornin tancj di chei che  ąn scugnūt lą a stā fūr, che a vegnin a cjatą i parincj, la dģ li che a  si pronte li "lasagnis" di Santa Gnesa, magari cuinēadis cu le cjar di dindiat, i pistūns (dolē tipic di Vuanis) e pai omps il brulč sot dai portons .

            La part religjose e proviōt ancjemņ in dģ di vuź un tridui che si siere te domenie cu la Messe grande cjantade, gjespui e purcission pal paīs cu la statue de Sante, standarts e cerforāi.

            Chest an la gnuvitāt: la sere dal 21 Messe par Furlan, la prime volte. No le stāt lavōr di poc prontą il librut cun dute la celebrazion, lu vin fat intun centenār di copiis e dāt fūr par timp, la domenie prime, di mūt che la int podčs partālu cjase e leilu cun calme, par podź rispuindi ben la sere de Messe.

Une celebrazion prontade cun cure, buride fūr dal Messāl Furlan,  metint adun - cul jutori di tante int plui esperte di nō - lis leturis plui consonis, i oremus, lis preieris, i cjants, dut ce che al ere di miōr par fā solenitāt. No le stāt facil.

 

            La sere dal 21 la glesie e jere plene, tante ancje la int foreste. La atenzion vie pe Messe e je stade totāl, si pues ben dī che la int pareve che no tirąs neancje il flāt di tant atente che stave, ma cuant che al ere di rispuindi….une sole vōs, un sōl popul, come te Scrituris. E mi ą dāt di marevee ancjemņ di plui la partecipazion complete a la Eucarestie: ducj che son vignūts a cjoli la comunion, ducj son vignūts a bussą lis relicuiis.

            Contentons i zagos che cence forsi capģ ben, an sintūt la emozion di  servī une Messe particolār. Biele la profession di Fede dal Credo dal Patriarcjāt di Aquilee, che nus a fat viodi  lis faliscjis di chei che a erin prin di nō te Fede Cristiane. O vevi decidūt di dī la Messe cu la "e" fināl come che e je scrite, ancje se in Vuanis lis peraulis finissin dutis cu la "a", e cussģ vin fat, gjavant de letoris, che an let cu la "a" lis leturis, e forsit al č stāt plui biel cussģ, la Peraule tal fevelą locāl. Da pīt de Messe, dopo de benedizion solene , e dal antīc cjant a la Sante che Pre Zorē Visintin al scrivč pe fieste dal 1925, vin dāt fūr un santut cuntune Sante Gnese tant biele di un autōr dal '700 che no si cognņs il non, de scuele di Vignesie.

 

            No vevi chź di scrivi a un gjornāl, parcč che ciertis emozions no si sclarissin ben su la cjarte, e forsi  lis mes peraulis a podin jessi fraintindudis, ma o ai sintūt il dovč di fālu parcč che no podeve sei dome nestri un regāl cussģ grant.

             No sai se o pues spiegāmi ben, ma nō in chź sere o vin propri cjapāt Messe cun dut il cūr. E alore us scrīf: "Plevans, disźt ogni tant Messe par Furlan" e a la int, "Domandait la Messe par Furlan", regalait a tancj di lōr la Peraule dal Signor in marilenghe, che la int a puedi scoltāle cul ēurviel  e cul cūr.

            Ma no dome a Udin o tai paīs li che a  ąn cheste biele usance, ma ancje e soredut fūr, la che forsit no olsin o no san che si pues fā. Se no si prove no si pues capģ. Se no si prove no si sa ce pās che tu puartis cjase, te to vite di simpri, cuant che tu  ti sintis  a dī :

"la benedizion di Diu Pari che dut al pues….. a resti simpri cun vualtris….E ancje cun te".

 Pre Mario Locascio, plevan di Vuanis.